Super Fly (1972)

Super Fly (1972): il film e la colonna sonora

Il 4 agosto 1972 usciva al cinema Super Fly di Gordon Parks Jr.
Festeggiamo il 50° anniversario di questo classico della blaxploitation parlando del film e della splendida colonna sonora di Curtis Mayfield.

Super Fly

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Super Fly, il film

Super Fly (1972) è il film di debutto del regista afroamericano Gordon Parks Jr., così come la sua opera più famosa.

Non che abbia avuto la possibilità di sviluppare a fondo le sue doti, visto che purtroppo scomparve solo qualche anno dopo, nel 1979, all’età di 45 anni, in seguito a un incidente aereo in Kenya, dove si era recato per girare un film.

Super Fly è uno dei capisaldi della blaxploitation, filone del cinema d’exploitation destinato al vasto pubblico nero nordamericano.

Gli ingredienti ci sono tutti: i personaggi principali sono neri, il luogo d’ambientazione principale è il quartiere di Harlem, e naturalmente non mancano nudità, violenza e droghe (nello specifico, cocaina), il tutto condito da una trama piuttosto lineare e senza grosse sorprese.

Ron O'Neal

Il protagonista, Youngblood Priest (Ron O’Neal), è un pappone e spacciatore dai gusti pacchiani, che vive nel lusso.

Il suo stile di vita contrasta, ovviamente, con la povertà di Harlem, dove egli vive.

Super Fly (1972)

Stanco dello stress e dei pericoli derivanti dalle sue attività, Youngblood decide di fare il colpo grosso, nella speranza che questo gli permetta finalmente di abbandonare il crimine.

Questo suo tentativo innescherà una serie di fatti che coinvolgeranno altri criminali, prostitute, brutali poliziotti bianchi e funzionari di polizia corrotti.

Murales ad Harlem

Le critiche al film

La pellicola si fece una cattiva reputazione per diversi motivi, a partire dal fatto che il personaggio principale fu preso come modello da una parte della gioventù afroamericana, al punto che – diversi anni più tardi – alcuni ex-criminali dichiararono che le loro scelte furono influenzate dalle azioni del protagonista.

Bisogna ricordare, inoltre, che Super Fly uscì all’indomani della stagione di lotte per i diritti civili, che miravano a un avanzamento delle condizioni di vita dei neri.

Infatti, il film finì nel mirino di associazioni e attivisti afroamericani, i quali sostenevano che perpetuasse e alimentasse gli stereotipi già esistenti sulle persone di colore.

Super Fly (1972)

In realtà, anche se Super Fly mantiene, secondo alcuni, una certa ambiguità su temi come lo spaccio e lo sfruttamento della prostituzione, nessun personaggio ne esce particolarmente bene.

Questo ci porta a prendere in considerazione un’interpretazione alternativa, secondo la quale il film intende evidenziare la difficoltà, per certi settori della popolazione statunitense, di emanciparsi dalla povertà, la cui unica via d’uscita sarebbe – con poche eccezioni – quella del crimine organizzato.

Quest’ultima spiegazione, d’altronde, trova conforto in alcuni dialoghi della pellicola – piuttosto chiari, per non dire didascalici – che evidentemente i detrattori del film hanno preferito ignorare.

Ad esempio, quando Youngblood annuncia la sua intenzione di lasciare il crimine, il suo socio cerca di dissuaderlo, e infine commenta: «So che è un gioco sporco, ma è l’unico che ci lasciano fare».

Cocaina

La colonna sonora di Curtis Mayfield

Tuttavia, il motivo principale per cui Super Fly si è fatto un nome, sta forse nel contrasto tra la presuntà bassa qualità del lungometraggio e la bellezza della colonna sonora, interamente affidata all’artista soul e funk Curtis Mayfield.

Ma se c’è una sproporzione tra immagini e musiche, questa è dovuta, a nostro avviso, non tanto allo scarso valore di Super Fly – che nonostante alcuni difetti non è al di sotto del livello di altri film del genere – quanto, al contrario, alla perfetta riuscita della colonna sonora, obiettivamente difficile da eguagliare, soprattutto nel caso di un’opera girata con risorse piuttosto limitate.

Curtis Mayfield

Quando Curtis Mayfield venne coinvolto nella realizzazione di Super Fly, aveva alle spalle due album solisti, oltre a quelli già realizzati con il suo gruppo precedente, gli Impressions, formatisi nel 1958.

L’artista di Chicago appare in una scena insieme alla propria band The Curtis Mayfield Experience mentre si esibisce in uno dei locali frequentati da Youngblood.

The Curtis Mayfield Experience

L’album Super Fly (1972) è ritenuto una delle migliori colonne sonore di sempre, nonché uno dei maggiori classici soul e funk degli anni ’70, tanto da essere stato saccheggiato da decine e decine di produttori hip hop.

Chiunque segua, anche blandamente, la musica nera, non può non conoscere almeno una parte dei brani del disco, a partire da Pusherman e dalla stessa Superfly:

Super Fly (1972): The Curtis Mayfield Experience

Il coinvolgimento di Mayfield, inoltre, ci sembra che ricopra anche un altro ruolo, oltre a quello del musicista, dato che i suoi testi sono più espliciti, rispetto al film, nel condannare un certo stile di vita.

Bisogna tener conto, a tal proposito, del fatto che l’artista era noto per il suo impegno al fianco dei movimenti per i diritti civili.

Super Fly (1972)

Questi fattori hanno portato alcuni a vedere una discrepanza tra film e colonna sonora non solo sul piano qualitativo, ma anche nei rispettivi contenuti.

A noi viene da pensare, invece, che l’idea di coinvolgere un personaggio come Mayfield fu dovuta – oltre che agli ovvi motivi commerciali – anche alla volontà della produzione di chiarire ulteriormente il significato dell’opera.

La saga di Super Fly

Concludiamo questo articolo con una panoramica sulla saga di Super Fly, che comprende due seguiti e un recente remake.

Si noti come i primi due film adottino la grafia Super Fly, mentre per i titoli successivi – così come per il brano originale di Mayfield – è stata preferita la grafia congiunta Superfly.

Super Fly T.N.T. (1973)

Seguito diretto del primo capitolo della saga, interpretato nuovamente da Ron O’Neal, che diresse pure la pellicola.

Il film è ambientato a Roma, dove Youngblood, dopo il colpo grosso realizzato nel film precedente, si è trasferito per condurre una vita più tranquilla.

La colonna sonora fu affidata, in questo caso, agli Osibisa, una band afrobeat con base a Londra, composta da musicisti africani e caraibici.

Super Fly T.N.T. fu un fallimento, sia economico che di critica, tanto da essere stato distribuito in formato VHS solo nel 1998, e mai ristampato in formati video più moderni.

Il ritorno di Superfly (The Return of Superfly, 1990)

Il terzo capitolo della saga – diretto da Sig Shore – descrive il ritorno a New York del protagonista, che però in questo film non si chiama  Youngblood Priest ma Superfly, ed è interpretato da Nathan Purdee.

Nonostante la presenza di Samuel Jackson – che ricopre il ruolo di Nate Cabot, amico di Superfly – anche questo lungometraggio ha avuto scarso successo.

La colonna sonora comprende dei brani di Curtis Mayfield, oltre ad alcuni pezzi rap.

Superfly (2018)

Recente rifacimento in salsa hip hop del primo capitolo della saga, diretto dal canadese Director X. Il ruolo di Youngblood Priest è affidato, in questo caso, a Trevor Jackson.

Buoni gli incassi cinematografici, tiepida l’accoglienza della critica.

Fine della saga?

Ci sembra che per ora non si parli di ulteriori seguiti della saga, perciò – se siete interessati ad altri incontri tra il cinema e la musica nera – vi consigliamo, per il momento, di dare uno sguardo al nostro articolo su Minnie the Moocher – pubblicato in occasione del 40° anniversario del film The Blues Brothers (1980) – e al post dedicato a un lungometraggio relativamente recente, Northern Soul (2014) di Elaine Constantine.

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Questo articolo è stato pubblicato il 6 febbraio 2019 e aggiornato il 3 agosto 2022, in occasione del cinquantesimo anniversario del film.

Pubblicato da

Flavio Frezza

Mi occupo di sottoculture (skinhead, mod, punk, ecc.) e dei generi musicali a queste connessi. Gestisco il blog Crombie Media, canto nei Razzapparte e sono il manager degli Unborn. Nel 2017 Hellnation Libri ha pubblicato il mio libro Italia Skins, e in seguito la stessa casa editrice ha dato alle stampe le edizioni italiane di Spirit of '69, Skinhead Nation e Skin, curate dal sottoscritto. Se vuoi saperne di più, leggi il seguente articolo: Un’intervista con Flavio Frezza: gli skinhead italiani e il libro “Italia Skins”.

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