"The Lost Boys" di Joel Schumacher

Il film “The Lost Boys” (1987)

A pochi giorni dalla scomparsa di Joel Schumacher, lo ricordiamo per il suo film più punk, “The Lost Boys”, uscito in Italia come “Ragazzi perduti”

Ragazzi perduti (The Lost Boys) di Joel Schumacher

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In ricordo di Joel Schumacher

Lo scorso 22 giugno è scomparso all’età di 80 anni il regista, sceneggiatore e produttore cinematografico newyorkese Joel Schumacher.

Attivo nell’industria del cinema sin dagli anni ’70, Schumacher debuttò alla regia con The Incredible Shrinking Woman (1981), ed è noto al grande pubblico soprattutto per aver diretto lavori come St. Elmo’s Fire (1985), Linea mortale (1990), Un giorno di ordinaria follia (1993), Batman Forever (1995) e Batman & Robin (1997).

Visto l’interesse di Crombie Media per l’incontro tra sottoculture e cultura pop – vedi, ad esempio, il nostro articolo sul punk horror – abbiamo pensato di ricordare Joel Schumacher parlando di un altro suo film di successo, The Lost Boys (1987), uscito in Italia come Ragazzi perduti.

The Lost Boys

L’horror adolescenziale di Joel Schumacher è di grande importanza, dato che – insieme ad Ammazzavampiri (1985) e a Il buio si avvicina (1987) – ha contribuito enormemente a modernizzare la figura del vampiro, calandola nel mondo giovanile.

E se Miriam si sveglia a mezzanotte (1983) aveva già dato un tocco sottoculturale ai succhiatori di sangue, The Lost Boys riprese con decisione quella tendenza, acquisendo in questo modo lo status di film “quasi punk”.

"The Lost Boys" di Joel Schumacher, uscito in Italia come "Ragazzi perduti"

Il lungometraggio ebbe un certo successo, sia di critica che di pubblico, se non per la trama – non troppo complessa, anche se abbastanza solida – quantomeno per la realizzazione, caratterizzata da un buon equilibrio tra dramma, commedia ed elementi horror.

The Lost Boys

Trama del film

La signora Lucy Emerson (Dianne Wiest), recentemente divorziata, si trasferisce insieme ai figli Sam (Corey Haim) e Michael (Jason Patric) presso la casa paterna di Santa Carla (in realtà Santa Cruz), presentata come “la capitale mondiale degli omicidi”.

L’adolescente Sam tenta di adattarsi alla nuova realtà, cercando in questa dei punti di riferimento, come il negozio di fumetti in cui lavorano due suoi coetanei, i fratelli Edgar (Corey Feldman) e Alan (Jamison Newlander), sedicenti esperti di vampirismo.

Corey Haim nei panni Sam Emerson

Il fratello maggiore di Sam, più interessato alla musica, alle motociclette e alle ragazze, s’innamora di Star (Jami Gertz), il cui fidanzato David (Kiefer Sutherland) non si dimostra però particolarmente geloso, e cerca infatti di far entrare Michael nella piccola gang di motociclisti di cui è a capo.

Si scoprirà presto che quella di David è in realtà una congrega di vampiri, intenzionata a trasformare Michael in uno di loro. A contrastarli, ci saranno Sam e i suoi nuovi amici, che cercheranno l’appoggio interno di Michael.

The Lost Boys: il cast

Goonies, vampiri e ragazzi perduti

In realtà, secondo le intenzioni dei produttori, The Lost Boys doveva essere mirato a un pubblico puberale, più che adolescenziale: lo stesso titolo fa infatti riferimento ai Ragazzi Perduti di Peter Pan, che – come i vampiri del film – rifiutano di crescere e di diventare adulti.

La pellicola, inoltre, avrebbe dovuto essere una sorta di versione horror de I Goonies (1985) di Richard Donner, al quale fu inizialmente affidata. La sceneggiatura originale prevedeva infatti che entrambi i gruppi nemici – ossia i non morti e i cacciatori di vampiri – avrebbero dovuto essere composti da ragazzi giovanissimi.

Artisti punk

Visto che Donner, impegnato in altri progetti, non aveva la possibilità di dirigere il film, i produttori ingaggiarono Joel Schumacher, che rimaneggiò la sceneggiatura: i vampiri rimasero sì dei giovani, ma erano però in età postadolescenziale, giravano in moto, erano interessati alla musica rock e il loro look risentiva di molteplici influenze, a partire da new romantic e punk.

Le strade della città californiana furono quindi riempite di punk rocker, goth, new waver, hippie e capelloni assortiti, che apparvero in piccoli ruoli o semplicemente come comparse.

I richiami alle sottoculture sono visibili soprattutto nella prima parte del film, ma anche in alcune scene successive, come quella in cui la gang di David – nell’intento di iniziare Michael al vampirismo – assalta un gruppo di punk che, in piena notte, balla intorno al fuoco sulle note di Walk This Way degli Aerosmith, nella versione eseguita in collaborazione con i Run-DMC.

Nonostante i grossi cambiamenti, la sceneggiatura non fu completamente stravolta: il gruppo degli antivampiri è infatti composto da ragazzi che hanno appena superato la pubertà, e rimasero poi molteplici riferimenti a I Goonies, alcuni seminascosti, altri evidenti, a partire dalla presenza, nel cast, di Corey Feldman.

Ragazzi perduti: le strade di Santa Clara

La musica di “The Lost Boys”

La colonna sonora è a base di rock, ma non c’è traccia di punk: tuttavia, sono presenti gruppi new wave e post-punk come Mummy Calls ed Echo & the Bunnymen, i quali eseguono una cover dei Doors, People Are Strange.

Si menzionano, inoltre, gli INXS, presenti con ben due brani, incluso il tema principale, che è un rifacimento di Good Times degli Easybeats, realizzato in collaborazione con Jimmy Barnes. Schumacher aveva un rapporto speciale con la formazione pop rock australiana, e non molto tempo più tardi diresse un loro video, Devil Inside.

Ragazzi perduti: i non morti secondo Joel Schumacher

Va ricordato, poi, il concerto in cui, in mezzo alla folla, Michael vede per la prima volta Star, restandone colpito, mentre la band esegue un rifacimento di I Still Believe dei Call.

A capo della formazione musicale, c’è il polistrumentista Tim Cappello, il quale – sculettante, a torso nudo e ben oleato – canta e suona il sax di fronte a una folla estasiata. Ma torneremo presto su questo punto.

Altri artisti presenti nella colonna sonora sono Lou Gramm, Rogery Daltrey degli Who, Gerard McMann, Eddie & the Tide e The Young Rascals, oltre alla già citata accoppiata costituita da Aerosmith e Run-DMC. Il commento sonoro è invece di Thomas Newman.

Di riferimenti visivi al rock ce ne sono a bizzeffe, a partire dal ritratto di Jim Morrison che campeggia nella tana dei vampiri, fino ai poster di Echo & the Bunnymen e Modern English, visibili in altre parti del film.

Jim Morrison (The Doors) nella tana dei vampiri

La sessualità dei “ragazzi perduti”

Nonostante i riferimenti al sesso siano piuttosto evidenti, mancano del tutto nudità e scene esplicite. Questo è dovuto, probabilmente, al fatto che The Lost Boys era mirato soprattutto al pubblico giovanile: l’eventuale imposizione di limiti di età si sarebbe tradotta, inevitabilmente, in una cospicua riduzione degli incassi al botteghino, che invece furono piuttosto buoni.

In anni recenti, è stato sottolineato da più parti come il film abbia un sottotesto gay: la riprova sarebbe l’ossessione per Michael da parte di David, nonché l’esibizione ammiccante di Tim Cappello, così come il fatto che lo stesso Schumacher – dichiaratamente omosessuale – abbia affrontato questa tematica anche in altri lavori.

Jason Patric nel ruolo di Michael Emerson

Di elementi che rafforzano questa interpretazione ce ne sono altri, come il parallelo tra vampiri e omosessuali, questi ultimi spesso costretti da ambienti culturali retrogradi a tenere nascosto il proprio orientamento, e quindi a vivere segretamente una parte importante della loro esistenza.

E se non è vero, come affermano alcuni, che la figura del vampiro è stata sempre ammantata da una forte sensualità, è pur vero che questa caratteristica esiste ormai da molti decenni – la si ritrova, infatti, in numerose opere letterarie, cinematografiche e televisive – e che un film come The Lost Boys ha sicuramente contribuito a rafforzarla.

I vampiri secondo Joel Schumacher: Jamison Newlander nei panni di David

Conclusioni

Negli anni, The Lost Boys è diventato un vero e proprio film di culto, non solo nell’ambito del pubblico horror, ma anche in segmenti delle scene sottoculturali a cui ammicca.

Ancora oggi, il lungometraggio costituisce una visione piacevole, e non risulta neanche troppo invecchiato: se lo avete visto da ragazzini, provate a guardarlo di nuovo, e rimarrete positivamente sorpresi.

Un giovane punk sfoggia la scritta "GBH" sul chiodo

La buona accoglienza riservata al film è stata inoltre così perdurante da aver dato luogo, a molti anni di distanza, a due seguiti usciti direttamente sul mercato home video, ovvero il noioso e fortemente derivativo Ragazzi perduti 2 – La tribù (2008) di P.J. Pesce, e il più interessante Lost Boys – The Thirst (2010), diretto dall’italiano Dario Piana.

Quest’ultimo film, inedito nel nostro paese, pone di nuovo al centro delle attenzioni le sottoculture, visto che è imperniato sulla scena rave, e inoltre appaiono numerosi punk e goth: molti vampiri hanno questo look, e vengono definiti, di volta in volta, “goth” ed “emo goth”.

Ragazzi perduti: una giovane goth

Per la verità, un sequel ufficiale del film, chiamato The Lost Girls, curato da Schumacher e incentrato su figure femminili, sarebbe dovuto uscire già negli anni ’90, ma per varie ragioni non fu mai realizzato.

A partire dal 2016, sono iniziati i lavori per una serie televisiva, che – secondo le ultime notizie – dovrebbe vedere la luce nel 2021: la sete di sangue dei “ragazzi perduti” sembra quindi non volersi placare.

Ragazzi perduti: giovani punk nelle strade di Santa Clara (Santa Cruz)

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Un punk rocker nel film "Ragazzi perduti" di Joel Schumacher

 

Pubblicato da

Flavio Frezza

Mi occupo di sottoculture (skinhead, mod, punk, ecc.) e dei generi musicali a queste connessi. Gestisco il blog Crombie Media, l'etichetta Skinhead Sounds, canto nei Razzapparte e sono il manager degli Unborn. Nel 2017 Hellnation Libri ha pubblicato il mio libro Italia Skins, e in seguito la stessa casa editrice ha dato alle stampe le edizioni italiane di Spirit of '69 e di Skinhead Nation di George Marshall, curate dal sottoscritto. Se vuoi saperne di più, leggi il seguente articolo: Un’intervista con Flavio Frezza: gli skinhead italiani e il libro “Italia Skins”.

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