Ricky Shayne - La battaglia dei mods (1966)

Ricky Shayne: il rocker che si finse mod

In Italia, a partire dal 1965, il nome di Ricky Shayne fu associato impropriamente alla sottocultura mod. Ce ne parla Antonio Bacciocchi

Ricky Shayne - Uno dei mods

🇬🇧 Non-Italian speakers take note! This article about Ricky Shayne is only available in Italian language. However, you can still rely on Google Translate for a rough translation.

Mod o rocker?

Quello di Ricky Shayne è stato uno dei primi nomi che, in Italia, sono stati associati al modernismo: infatti, nel 1965 venne pubblicato il suo 45 giri di musica beat “Uno dei mods”, a cui seguì, un anno dopo, un altro brano a tema, “Vi saluto amici mods”.

Shayne, inoltre, interpretò il musicarello La battaglia dei mods (1966), diretto da Franco Montemurro e ambientato a Liverpool, che rievocava in modo del tutto arbitrario la rivalità tra mod e rocker.

Anche la sua immagine aveva ben poco a che fare con il mondo mod ed era, anzi, più affine a quella dei rocker.

Ricky Shayne - La battaglia dei mods

Parte della notorietà di Ricky Shayne si basava sulle sue origini misteriose, sulle quali ha recentemente fatto chiarezza, finendo per parlare anche del malinteso sulla sua identità “mod”:

Sono nato a Il Cairo da padre americano, manager petrolifero di origini libanesi, e madre francese. Ma io sono uno zingaro senza radici.

Ero un rocker giramondo e quando sono arrivato in Italia nel ’63 ho sentito solo musica melodica. Mi sono detto: qui non c’è tanta concorrenza!

La mia fortuna è stata incontrare il grande produttore Franco Migliacci, che ha inventato il personaggio del mod, sebbene io fossi un rocker…

Facemmo anche il film, La battaglia dei mods, un successo incredibile.

La battaglia dei mods (1966)

Gli anni post-“mod”

Conclusasi velocemente la parentesi “mod”, Shayne proseguì registrando altri singoli (delle cover in italiano di “Love Me Tender” e “Black is Black”, qualche brano rock and roll e una bella versione di “My Babe”), nonché un discreto album con gli Skylarks, per poi trasferirsi in Germania.

Qua Ricky Shayne avviò una nuova carriera, sempre all’insegna del rock and roll e del melodico, ma dando spazio anche a un singolo come “Ich sprenge alle ketten” – si tratta di una sorta di hard glam bubble rock, prodotto e suonato da Giorgio Moroder – e una versione teutonica electro funk di “After midnight” di J.J. Cale.

Nel 1976, recitò una parte importante in un episodio de L’ispettore Derrick.

In una recente intervista, Shayne ha dichiarato di essere stato a Woodstock nel 1969 e di avere incontrato Jimi Hendrix, di essere stato un playboy da “centinaia, migliaia di ragazze”, e di aver avuto una vita a base di “sex, drugs and rock and roll” negli anni del Piper romano.

Nello stesso periodo, avrebbe anche flirtato con la malavita.

Ricky Shayne oggi

In Germania è stato recentemente prodotto un telefilm dedicato al cantante, intitolato Shayne e diretto da Stephan Geene, che ha tra i protagonisti lo stesso Ricky Shayne e i suoi figli Tarek e Imran.

La miniserie – composta da 6 episodi di 20 minuti ciascuno – è basata sullo spettacolo teatrale Mutwillig Shayne ed è stata presentata in anteprima lo scorso 12 febbraio al Delphi Filmpalast di Berlino.

La sua carriera, oggi, prosegue tra concerti e apparizioni televisive.

Io ho sempre detto quello che pensavo, e forse per questo mi hanno fatto fuori.

Ma ho sempre vissuto a modo mio, senza rimorsi. Sono libero. Free as a bird, man!

Shayne: la serie TV su Ricky Shayne

(Questo articolo è apparso originariamente sul blog Tonyface, e qua riprodotto con il permesso dell’autore)

Published by

Antonio Bacciocchi

Scrittore, musicista, blogger. Ho militato come batterista in una ventina di gruppi (tra cui Not Moving, Link Quartet, Lilith), incidendo una cinquantina di dischi e suonando in tutta Italia, in Europa e negli USA. Ho scritto una decina di libri, tra cui: "Uscito vivo dagli anni '80", "Mod generations", "Paul Weller: L’uomo cangiante", "Rock 'n' goal", "Rock 'n' sport", "Gil Scott-Heron: Il Bob Dylan nero", "Gil Scott-Heron: The Bluesologist" e "Ray Charles: Il genio senza tempo". Collaboro con il mensile "Classic rock" e con i quotidiani "il Manifesto" e "Libertà". Sono tra i giurati del Premio Tenco. Aggiorno quotidianamente il mio blog Tonyface, dove parlo di musica, cinema, culture varie e sport. Nel 2016 il mio sito ha vinto il Premio MEI Musicletter come miglior blog italiano.

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