Intervista ai Kong Kong

Street punk e scimmie antropomorfe: un’intervista con i Kong Kong

In attività dal 2020, il gruppo svedese si è fatto notare per l’originalità del proprio street punk e per l’immaginario che ha saputo creare.

Intervista ai Kong Kong

🇬🇧 Non-Italian speakers take note! The English language version of the following interview first appeared on Freddy Alva's Oi! The Black Book Vol. II – New Blood (2023).

Kong Kong: l’intervista

Considerare i Kong Kong una Oi! band è un po’ una forzatura, visto che la formazione svedese va ben al di là dei canoni del sottogenere. Tuttavia, la loro affinità con questo tipo di musica è difficile da ignorare, e questo spiega perché tanti fan dello street punk si sono convertiti alla causa scimmiesca a partire dall’uscita dell’EP di debutto, Raw and Primitive, pubblicato nel 2020 dalla Gorilla City Records, etichetta del gruppo. Per dissolvere l’aura di mistero che avvolge i quattro primati scandinavi, ho pensato di fare una chiacchierata con il loro chitarrista B.B. Kong.

L’edizione originale di questa conversazione, in lingua inglese, appare nel nuovo libro curato da Freddy Alva, Oi! The Black Book Vol. II – New Blood (2023), a cui ha partecipato anche il nostro Mattia Dossi con un’illustrazione dedicata alla band, che trovate in fondo all’intervista.

Com’è nato il vostro progetto? Non mi riferisco solo alla musica, ma anche all’immaginario che avete creato.

Abbiamo fondato i Kong Kong riprendendo delle idee per canzoni che avremmo voluto realizzare con le nostre band precedenti, ma che non erano state mai completate. Inoltre, pensavamo di lavorare molto sull’immagine.

Il tema dei gorilla è venuto fuori mentre parlavamo di come si dovrebbe chiamare King Kong in norvegese: in quella lingua, kong significa king, ovvero re, e questo ci portò alla conclusione che, in Norvegia, King Kong si sarebbe dovuto chiamare Kong Kong (spoiler: no, non è così che si chiama). Trovammo la cosa piuttosto divertente. Dopo aver deciso di dare questo nome alla band, l’immaginario è venuto fuori da sé.

Insomma, siamo vecchi e brutti come qualsiasi altro gruppo Oi!, ma credo che una formazione incentrata sui gorilla sia più divertente rispetto a quattro tizi di mezza età con figli, famiglie e posto fisso che suonano pezzi di due accordi nel tempo libero.

Apprezzo molto la vostra musica, ma devo dire che in Italia non siete ancora molto conosciuti. Quando qualcuno mi chiede della mia maglietta Kong Kong, in genere rispondo che siete un gruppo post-Oi! Con questo termine non faccio riferimento soltanto alle evidenti influenze degli ultimi Blitz e del post-punk: ho infatti l’impressione che siate cresciuti con la musica Oi! ma che in qualche modo siate poi andati oltre, dando spazio a testi più personali senza necessariamente atteggiarvi da duri. So che volete mantenere segrete le vostre identità, quindi non chiederò in quali band avete suonato in passato, ma vorrei sapere se le mie impressioni sul vostro percorso sono esatte.

Sì, è più o meno così che stanno le cose. L’intenzione iniziale era quella di formare un gruppo sullo stile degli ultimi Blitz ma con la voce gutturale, pertanto abbiamo tentato di ricreare delle sonorità anni ’80. Mi piace sul serio l’Oi! della vecchia scuola, ma oggi siamo delle persone adulte. E ci sentiamo così tanto adulti! Questo non significa che abbiamo perso interesse per la musica Oi! ma certo, ascoltando alcune nostre canzoni puoi notare anche le influenze di gruppi come Weezer, Stone Roses, Joy Division e The Jesus & Mary Chain.

Per finire di rispondere alla domanda, vorrei citare una recensione pubblicata dalla webzine Yellow Green Red: «Questa è musica Oi! per ex-skinhead che collezionano statuette Funko Pop! insieme ai loro figli e la cui connessione con il punk è più nostalgica che attiva. E in questo non c’è niente di male: onestamente, trovo un po’ snervante il fatto che degli adolescenti skinhead duri e arrabbiati restino tali all’età di quaranta o cinquant’anni». Ah! Ah! Ah! Esattamente!

E questo si ricollega alla domanda che ti stavo per fare: in passato siete stati coinvolti nella sottocultura skinhead, oppure in altri culti giovanili?

Sì, certo, tutti noi! E oltre ad essere attivi da tanti anni nelle scene punk e skinhead della Svezia (come frequentatori di concerti, collezionisti di dischi, tecnici del suono, lettori di fanzine, recensori di dischi, strilloni e ubriaconi), tutti i nostri componenti, in passato, sono stati coinvolti in altri gruppi punk, e in parte lo sono ancora.

Qual è stata la reazione dei fan dello street punk al vostro progetto? Amo lo street punk e l’Oi! ma, quando si tratta di musica e testi, il pubblico abituale è spesso piuttosto conservatore. Vorrei poi sapere se avete riscosso l’attenzione di gente che solitamente non è interessata a questi sottogeneri.

Dal punto di vista musicale i Kong Kong potrebbero probabilmente essere considerati una sorta di formazione power pop così come punk oppure Oi! Forse, in linea teorica, la nostra musica potrebbe piacere pure a un pubblico più vasto, anche se credo che alcuni potrebbero trovare lo stile vocale un po’ difficile da digerire.

Comunque sia, penso che salvo pochissime eccezioni l’audience dei Kong Kong sia composta da gente che ascolta l’Oi! e lo street punk. E credo pure che le band siano in qualche misura definite dal loro pubblico, quindi eccoci qua!

Sin dagli esordi, non abbiamo ricevuto altro che dimostrazioni di amore e di supporto: vi amiamo, ragazzi!

Nell’ambito dell’attuale panorama street punk, ci sono formazioni che trovi particolarmente interessanti? La domanda è ovviamente estesa anche alla scena svedese.

Credo che l’EP How Ya Gettin’ On (2022) degli irlandesi An Slua sia grandioso, e che anche l’LP Big Up the Impact (2023) degli statunitensi Fool’s Errand sia potentissimo.

Per quanto riguarda la Svezia, vi consigliamo di ascoltare i nostri amici Hyrda Knektar.

Tornando alla vecchia scuola, quali sono i gruppi Oi! non britannici che apprezzate di più? Sembra che siate dei fan della scena francese degli anni ’80. Ascoltate anche qualche band italiana?

Ho vissuto in Italia per un breve periodo, molto tempo fa: mi piacciono i Brutti e ignoranti, i Duap, Billy Boy e la sua banda e la Banda Bassotti, tanto per fare qualche nome.

Naturalmente, amo pure le band francesi: tra i gruppi classici i Camera Silens sono senz’altro i migliori, ma credo che per noi i Reich Orgasm abbiano costituito un’influenza maggiore dal punto di vista musicale.

In questo momento state lavorando a qualcosa?

Sì, certo: il nostro quinto EP Kong Kong Five uscirà nella primavera del 2024. E sì, si tratta di un riferimento al vecchio pezzo dei Mano Negra.

Le mie domande sono finite! C’è qualcosa che vorresti aggiungere?

Sì, vorrei approfittare di questa opportunità per sottolineare quanto io odi i ricchi. A dispetto di quanto ho detto sul diventare adulti e comportarsi come tali, li odio ancora. Che se ne vadano affanculo!

Kong Kong di Mattia Dossi

Informazioni sui Kong Kong

Line-up

Kong Kong: voce.
B.B. Kong: chitarra.
Megaprimatus Kong: basso.
Meh Kong: batteria.

Discografia essenziale

Raw and Primitive 7” EP, Gorilla City Records, 2020.
The Evils of Kong 7” EP, Gorilla City Records, 2020.
From Russia with Punk 7” EP, Gorilla City Records, 2021.
Details of War 7” EP, Gorilla City Records, 2023.

Web e social

I Kong Kong hanno un sito ufficiale, ma sono attivi anche su Facebook e Instagram.

Oi! The Black Book Vol. II – New Blood

Per info e ordini, visita la pagina ufficiale del libro curato da Freddy Alva.

Freddy Alva, Oi! The Black Book 2 - New Blood (2023)

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Le immagini di apertura dell’articolo, così come le copertine dei dischi dei Kong Kong, sono state realizzate dall’artista svedese Crack Jens (Crack Design).

Pubblicato da

Flavio Frezza

Mi occupo di sottoculture (skinhead, mod, punk, ecc.) e dei generi musicali a queste connessi. Gestisco il blog Crombie Media, canto nei Razzapparte e sono il manager degli Unborn. Nel 2017 Hellnation Libri ha pubblicato il mio libro Italia Skins, e in seguito la stessa casa editrice ha dato alle stampe le edizioni italiane di Spirit of '69, Skinhead Nation e Skin, curate dal sottoscritto. Se vuoi saperne di più, leggi il seguente articolo: Un’intervista con Flavio Frezza: gli skinhead italiani e il libro “Italia Skins”.

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