Hardcore skinhead

Hardcore skinhead, get your haircut: gli skin e l’hardcore punk

Gli hardcore skinhead e l’hardcore suonato dalle teste rasate, dalle origini fino al 2000

Hardcore skinhead: Todd Youth
Un giovanissimo Todd Youth (Warzone, Murphy’s Law).
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Premessa

Il seguente articolo è stato adattato dall’inserto incluso in una delle nostre produzioni più recenti, lo split tra Klasse Kriminale e Ghetto 84 Italian Oi! Tribute To NYHC Skinheads 7″ EP.

Il testo non pretende di essere un compendio esauriente del sottostile hardcore skinhead, né della musica hardcore punk suonata da gruppi skin: si tratta piuttosto di una prima introduzione all’argomento, senza pretese di completezza.

Di teste rasate e musica hardcore ne ha parlato, tra gli altri, anche George Marshall nel libro Skinhead Nation, oltre che Roger Miret degli Agnostic Front nell’autobiografia My Riot.

Potete ordinare My Riot, Skinhead Nation e il 7″ Italian Oi! Tribute To NYHC Skinheads contattandoci, oppure visitando il nostro negozio online.

Gli skinhead fuori dal Regno Unito

Com’è noto, l’ondata skinhead original di fine anni ‘60 rimase confinata alla Gran Bretagna, con pochissime eccezioni.

Soltanto alla fine del decennio successivo, e soprattutto nei primi ’80, la sottocultura – in una versione ibridata in parte con il punk – si affacciò in altre parti del mondo, grazie al successo del real punk prima e dell’Oi! poi.

Non è scorretto, infatti, sostenere che al di fuori del Regno Unito gli skin siano in qualche modo figli del punk, più che del modernismo, dal quale erano invece emersi i loro antesignani britannici.

Questo discorso, naturalmente, vale pure per l’Italia, dove molti skinhead della prima ondata erano ex-punk, in genere ignari delle connessioni della sottocultura con i mod e con la musica nera.

Per i primi skin italiani, la sottocultura e la musica Oi! erano innanzitutto un modo per riportare il punk in strada, dandogli una connotazione apertamente working class e ponendolo così in contrasto, in qualche misura, con l’anarco-punk pacifista e interclassista di stampo crassiano.

Flyer del raduno Oi! di Certaldo

Gli skin negli Stati Uniti

Anche nel Nord America gli skin erano figli del punk: uno dei primissimi gruppi Oi! statunitensi – gli Iron Cross di Washington D.C. – fu infatti fondato da due punk rocker, Sab Grey e Dante Ferrando. Ferrando mantenne anche in seguito il look degli inizi, mentre il resto della band si convertì allo stile skinhead.

Iron Cross (punk band)

Sebbene la loro musica rientrasse chiaramente nei canoni del punk rock e dell’Oi!, ancora oggi gli Iron Cross vengono spesso associati all’hardcore punk per via dei loro contatti con quella scena: tanto per dirne una, nel 1982 la Dischord inserì alcuni loro brani – con l’inclusione di Crucified, ripresa poi dagli Agnostic Front – nella storica compilation Flex Your Head LP. Inoltre il gruppo vantava la presenza, al basso, di Wendell Blow, già negli SOA (State Of Alert).

Anche prima degli Iron Cross esistevano già gruppi punk statunitensi composti in tutto o in parte da skinhead, come gli Effigies di Chicago e gli Youth Brigade di Los Angeles, formatisi entrambi nel 1980.

Questi ultimi erano stati fondati dai tre fratelli Stern, ovvero Mark, Adam e Shawn. Due di loro, nel ‘79, si erano trasferiti in un edificio di Hollywood: si trattava del celebre Skinhead Manor, che poi divenne un importante punto di ritrovo per la scena punk e hardcore locale.

Youth Brigade (Shawn Stern)
Shawn Stern degli Youth Brigade in epoca skinhead.

La scena hardcore skinhead statunitense

Nel 1980, la band newyorkese The Stimulators andò in tour in Irlanda: si trattava del primo gruppo punk rock statunitense a varcare i confini di quel paese. Alla fine di quell’esperienza il giovanissimo batterista – aveva 12 o 13 anni – tornò a casa con un nuovo look a base di scarponi e testa rasata, diventando così il primo skinhead di New York.

Quel ragazzino era Harley Flanagan, che circa due anni più tardi avrebbe fondato uno dei gruppi hardcore più importanti di sempre, i Cro-Mags.

Skinhead hardcore: Harley Flanagan dei Cro-Mags
Harley Flanagan (The Stimulators, Cro-Mags) è uno degli esponenti più noti della scena NYHC (New York Hardcore). Immagine tratta dal documentario The Godfathers Of Hardcore.

Nell’81, a Detroit, nacque una delle primissime formazioni skin dedite all’hardcore, ovvero i Negative Approach, che furono tra i primi gruppi di quel filone a farsi conoscere in Italia. Questo avvenne anche per merito del savonese Tiziano Ansaldi, che ne parlò sulle pagine della fanzine Working Class Kids.

I Negative Approach, pur essendo profondamente legati all’Oi! britannico, si rifacevano a un’interpretazione più personale della sottocultura.

In una recente intervista, il cantante John Brannon ha infatti dichiarato:

A Detroit prese piede la versione londinese degli skinhead, il che ci sembrava piuttosto stupido.

C’erano dei tizi che si comportavano come se fossero di Londra ed erano fedeli al discorso boots and braces.

Noi eravamo semplicemente dei kids americani dalla testa pelata. Eravamo fieri di essere americani e pertanto non ci comportavamo come se fossimo inglesi.

Negative Approach - Nothing Will Stand In Our Way

Anche a New York gli skin diedero vita a un’originale reinterpretazione del culto, che pure in questo caso si distaccava – sia a livello stilistico che sul piano musicale – da quanto stava avvenendo nello stesso periodo nel Regno Unito.

Roger Miret, nella recente autobiografia My Riot – Agnostic Front: La mia vita hardcore (Hellnation Libri, 2019), dichiara infatti che la sua «idea dell’essere skin derivava in gran parte da band americane come Iron Cross e Effigies».

Roger Miret: skinhead
Roger Miret nei primi anni ’80.

In effetti, soltanto alcuni kids newyorkesi prestavano le dovute attenzioni alla musica seguita dalla loro controparte britannica: sembra, infatti, che Miret fosse uno dei pochi ad ascoltare anche gruppi Oi! provenienti da quella parte dell’Atlantico.

Il cantante degli Agnostic Front ricorda, tra l’altro, che nell’ambito della scena di New York i primi a farsi tatuare furono lui, il suo chitarrista Vinnie Stigma e Harley Flanagan: non a caso, tra i soggetti scelti ve n’erano alcuni che facevano richiamo all’Oi! inglese, come la scritta “Strength Through Oi!” e l’iconico skinhead crocifisso di Mick Furbank.

NYHC skinhead

Il primo batterista degli Agnostic Front – Raymond “Raybeez” Barbieri – una volta uscito dal gruppo fondò i Warzone, band che in diverse occasioni – ma soprattutto nel corso dei ’90 – ibridò le sonorità NYHC con la musica Oi!

A un certo punto, anche i Sick Of It All – di cui alcuni componenti facevano riferimento, inizialmente, alla sottocultura skin – pensarono di omaggiare la musica delle proprie radici, inserendo la loro versione di Borstal Breakout degli Sham 69 nel singolo Scratch The Surface 7” (EastWest, 1994).

Tuttavia, la riscoperta del sound delle origini non fu certo una prerogativa di New York: qualche centinaio di chilometri più a Nord, precisamente a Boston, alcuni membri degli Slapshot – con l’inclusione del cantante Jack “Choke” Kelly, uno skinhead straight edge – già alla fine degli anni ’80 avevano dato vita agli Stars And Stripes, un progetto parallelo dedicato interamente all’Oi!

Stars And Stripes - Shaved For Battle

Skinhead e hardcore punk in Italia

All’inizio degli ‘80, neanche la scena skin italiana sembrava essere sfuggita del tutto alle influenze dell’hardcore punk: basta ascoltare alcuni pezzi dei Nabat per rendersene conto.

D’altro canto, alcuni componenti di band come i Cani di Pesaro, i Wardogs di Lucca e i CCM di Pisa – il loro cantante Syd è persino citato nel libro di Miret – si rifacevano chiaramente all’estetica skinhead.

Lo stesso discorso vale pure per Stiv Valli della fanzine TVOR, e l’elenco potrebbe continuare…

Hardcore skinhead in Italia: i Cani di Pesaro con "Guai a voi"

Bisogna comunque dire che, almeno fino all’83, gli influssi provenienti dall’hardcore non trassero certo origine dai contatti – fino ad allora inesistenti –  tra gli skin italiani e quelli di New York, ma erano invece dovuti al successo che stavano riscuotendo, anche nel nostro paese, band statunitensi come i Circle Jerks, i DOA e soprattutto i Black Flag.

Quando, intorno all’84, gli skin italiani vennero a sapere dell’esistenza degli Agnostic Front, questi furono una grande sorpresa, anche se l’immaginario e i gusti musicali delle nostre teste rasate rimanevano saldati prevalentemente alla scena del Regno Unito.

Non stupirà, quindi, il fatto che dovettero passare ancora diversi anni prima che pure in Italia nascessero gruppi composti almeno in parte da skin e consacrati ai suoni di stampo newyorkese.

Raybeez (Warzone) con Marco Balestrino (Klasse Kriminale)
Raybeez (Warzone) con Marco Balestrino (Klasse Kriminale), metà anni ’90.

All’inizio dei ’90 vi furono i Face The Facts di Torino, che finirono sulla compilation Oi! Siamo ancora qui LP (Havin’ A Laugh, 1991), prodotta da Marco Balestrino e Ivano Bergamo.

Tuttavia, fu soltanto intorno alla metà del decennio che ebbe luogo un vero e proprio crossover tra Oi! e hardcore di stampo newyorkese: i primi a dar luogo a questa fusione furono i 5 Boots di Perugia e i viterbesi Radio Avana e Razzapparte.

Viterbo Hardcore
Parte della crew Viterbo Hardcore nella seconda metà degli anni ’90. Da sinistra a destra: Enrico (Manifold), Flavio (Radio Avana, Razzapparte), Alessandro (Muddle), Alessio, Massimo (Tear Me Down). Foto di Romina Capuccini.

I romani Colonna Infame Skinhead – che erano originariamente dediti all’Oi! mid tempo e venato di hard rock immortalato dalla cassetta omonima del ’96 – in seguito a un cambio di formazione presero a fondere le sonorità iniziali con quelle newyorkesi.

D’altra parte, vi furono gruppi hardcore come i Tear Me Down di Viterbo che non mancarono di strizzare l’occhio al pubblico skinhead, sia con riferimenti sottoculturali all’interno dei testi, sia con aperture all’Oi! e al NYHC.

Tear Me Down - Morire di tolleranza
Disegno originale della copertina di Morire di Tolleranza 10″ LP (1997) dei Tear Me Down. Illustrazione di Massimo Leonardi.

Agli inizi degli anni 2000, l’Oi! core divenne pressoché la norma, finendo così per inflazionare e rendere dozzinale il sottogenere stesso.

Ancora oggi si possono contare sulle dita di una mano le band Oi! e street punk che non tradiscono certi influssi nella struttura dei pezzi o, più banalmente, nella loro velocità di esecuzione.

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Questo articolo è stato pubblicato il 19 maggio 2020 e aggiornato il 5 novembre dello stesso anno.

Pubblicato da

Flavio Frezza

Mi occupo di sottoculture (skinhead, mod, punk, ecc.) e dei generi musicali a queste connessi. Gestisco il blog Crombie Media, l'etichetta Skinhead Sounds, canto nei Razzapparte e sono il manager degli Unborn. Nel 2017 Hellnation Libri ha pubblicato il mio libro Italia Skins, e in seguito la stessa casa editrice ha dato alle stampe le edizioni italiane di Spirit of '69 e di Skinhead Nation di George Marshall, curate dal sottoscritto. Se vuoi saperne di più, leggi il seguente articolo: Un’intervista con Flavio Frezza: gli skinhead italiani e il libro “Italia Skins”.

4 commenti su “Hardcore skinhead, get your haircut: gli skin e l’hardcore punk”

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